Movie review

Surrealismo futuristico e il grande fratello

locandinapg1Dalle svariate recensioni del film “The Giver – Il mondo di Jonas” presenti sul web si può intuire di come ancora certi riferimenti, allusioni siano colte in maniera diversa, mai uguale. Alcuni di questi sono super farcite inizialmente per dare un’immagine densa e corposa al lavoro, ma che, man mano, vanno a diminuire – fino a scomparire – rendendo vacuo e liquido il finale.
La storia tratta di questa comunità che – sembra l’unica e l’ultima (da fine della storia) -, vive su una fetta di terreno limitata in alta quota, al di sopra delle nuvole e fuori da ogni dipendenza climatica, organizzata in vari accampamenti circolari perfetti tenuti in ‘orbita’ dal centro gravitazionale ove si svolgono la maggior parte della attività, e che rappresenta il nucleo fondante. La vicenda si svolge in modo corsivo ma che, come fa notare qualcuno, pecca l’assenza di informazioni iniziali lasciando campo libero ad errate interpretazioni e lascia un poco smarrito, non accompagnato il pubblico, il quale, in assenza di preparazione adeguata, rischia di abbandonarne la visione. La scelta dell’immagine e colori superlativa.

Tommaso Moro descrive l’isola di Utopia come una << distesa che [..] si stende per 200 miglia e per gran tratto non si stringe molto [..] suddivisa in piccoli appezzamenti [..] come tracciati col compasso [..], che [..] danno all’insieme la forma di una luna nuova [..], dove la proprietà privata è abolita, i beni sono in comune, il commercio è pressoché inutile, tutto il popolo inoltre è impegnato a lavorare la terra circa sei ore al giorno, fornendo all’isola i beni necessari >>. L’ambientazione del film, grossomodo, la si può far viva come su un’ipotetica isola solitaria Utopia governata dal consiglio degli anziani, invece che da un principe in Moro, che decide il meglio del popolo; ovvero le occupazioni in base alle caratteristiche sviluppate, l’assegnazione dei neonati, il tempo libero, le attività ludiche del tempo libero e, non meno importante, il controllo della memoria. Ovunque regna la pace, l’armonia e sintonia col prossimo, la condivisione, il rispetto delle regole, l’uso del corretto linguaggio, << la neo lingua orwelliana >>, ove per semplicità e precisione certi termini vengono aboliti per far spazio a nozioni semplici e meno ambigue: non c’è spazio per le emozioni, sentimenti.

Il risultato finale, il film complessivo, è un mix distopico riflesso che a tratti potrà sembrare interessante e affascinante, una possibile chiave di lettura, tant’è vero, potrebbe essere, applicando per filo e per segno le maggiori opere del ‘900, molto vicina al tempo presente: l’omologazione.

Provare a immaginare un mondo caratterizzato dai dettami de Il mondo nuovo di Huxley, 1984 di Orwell e Fahrenheit 451 di Bradbury, percepite anche voi questa sensazione surreale? Se sì, il merito è del film che non ci è andato tanto lontano.

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